Back to Top


Petali di Ciliegio

E’ lui.
E’ l’uomo che ho visto cadere da un albero nel giardino. 
Non ne sono sorpresa, avevo riconosciuto il Kamon, un crisantemo, ricamato sul suo abito.
Il Kamon possono averlo solo gli appartenenti a quella famiglia, così come io ho un sakura sul mio kimono rosso, segno d’appartenenza alla famiglia Aizan.
"E’ bellissima, vero?" chiede mio padre. I suoi occhi scintillano, pronti a tutto, avidi.
"Sì." risponde l’uomo. Non dice altro, non aggiunge dei versi poetici,non commenta la mia testa alzata o i miei occhi fissi nei suoi che sono contro l’etichetta.
Mia madre mi guarda leggermente sconvolta e con disapprovazione dipinta sul volto, ma non è importante per me. 
Per me ora è importante lui. Lui sarà il mio futuro signore, sarà il mio padrone e marito.
Sarà colui che mi toglierà tutta la libertà.
Non lo odio, ma neppure lo amo. E’ una cosa triste, questa; però, se crede che mi arrenderò si sbaglia.
"Imperatore-dono, vorrei mostrarvi i doni che vi ho portato." dice il principe Nao.
Insomma, è arrivato il momento di vedere a quale prezzo mio padre mi ha venduta, oltre al fattore politico.
Il principe fa un cenno alle sue guardie personali.
Una si alza e con fare solenne va a chiamare la scorta.
Quella guardia è particolarmente alta, alta come un demone.
Provo una specie di timore riverenziale e religioso nei confronti di quell’uomo.
Ma le sue vibrazioni non sono negative. Penso.
"Imperatore-dono, il primo dono è un baule della seta più pregiata. Adatta a far abiti per le vostre concubine." spiega il principe mentre i suoi portano un baule enorme e lo aprono.
Le stoffe all’interno sono davvero sofisticate e bellissime.
Sospiri di stupore si levano dal luogo dove sono sedute le concubine.
Molte hanno gli occhi incollati a quelle stoffe. 
Il pensiero che da sempre è insito in me si ripresenta.
Sono belle, ma superficiali.
Possibile che non abbiano altri desideri oltre quello di essere belle, aver tante cose e di compiacere il mio signore padre per i primi due motivi?
Una piccola smorfia increspa il mio viso, ma la nascondo prontamente.
La mia posizione esige la massima padronanza di me.
Giro lo sguardo, per vedere se qualcuno mi ha visto, ed incontro il suo sguardo.
Lui mi ha visto. 
Sarà deluso? Lo osservo.
I suoi occhi luccicano di interesse, curiosità, più che disdegno. 
"Il secondo baule trasporta Kimono della più rara fattura ed impreziositi di ricami e gioielli, ovviamente per lei e l’imperatrice." continua il principe.
Mio padre annuisce. Troppo preso dall’annoverare i suoi nuovi possedimenti per accorgersi dello scambio appena avvenuto.
Il principe continua a decantare i vari doni mentre i suoi portano i bauli dentro la stanza e li aprono al centro di essa, davanti all’imperatore ed all’imperatrice.
"Principe Nao, le do la mia benedizione e mia figlia Teruka. Che quest’unione porti mille anni di pace e molti figli!" augura mio padre.
"La ringrazio per questi ricchi doni, principe Nao." dice l’imperatrice mia madre.
Il Principe sorride e mi guarda. “Lo spero anch’io.” dice.
I suoi occhi neri scintillano di interesse ed il mio cuore saltella nel petto per la sorpresa.
Questo sarà mio marito. Chissà che tipo di persona è. Mi chiedo.

Yoshioka Futaba & Kikuchi Touma of Ao Haru Ride
x
Kazuki Sou of Dangan Honey 
Petali di Ciliegio

Il Kamon della famiglia dell’Imperatore è un sakura ed era proprio questo che spiccava sul kimono rosso della principessa Teruka.
Si narra che la dinastia Meo-won abbia impiantato il ciliegio del tempio di Minobu-san Kuonji che continua a fiorire meravigliosamente dopo molti decadi.
Resto fermo ad osservare il giardino interno pieno di sakura in fioritura. 
"Principe, Principe!" urlano due voci concitate.
Mi giro e vedo i miei uomini. 
Nanjoyoshi della famiglia Nabekumo e Kuroshige della famglia Nabeshima.
Loro sono i miei più cari amici.
"Ragazzi…"
"E’ un idiota, vostra signoria!" dice Nanjoshi squadrandomi dal suo metro e ottantanove. E’ alto per essere giapponese.
E’ alto nove centimetri più di me, penso con invidia.
"Scusate, è vero. Non sarei dovuto scappare, ma…"
"Stia zitto! L’imperatore la vuole vedere." mi blocca Nanjoshi.
"Lo so, lo so." sogghigno. 
"Non è un bene mostrare quel volto a questa notizia, mio signore." dice Kuroshige con quella sua voce bassa che farebbe impaurire un orso.
Gli do una leggera pacca sulla spalla.
"Sì,hai ragione. Sei il più coscienzioso tra noi te, Kuroshige." ammetto con affetto.
"Andiamo?" chiedo.
Loro si guardano straniti. Si aspettavano più riluttanza da parte mia.
Come dargli torto? 
Ma loro non l’hanno vista. 
Non hanno visto la mia futura signora.



Entro nella stanza. Davanti a grandi dipinti su rotoli di pergamena è seduto l’imperatore nella sua veste sfavillante.
Accanto a sé c’è l’imperatrice, poi vengono le concubine sedute indietro e di lato, e le figlie.
A destra dell’imperatore sono seduti i suoi figli, a sinistra ci sono i funzionari ed i nobili più importanti.
Io mi siedo al posto assegnato, cioè il primo a destra di fianco all’imperatore in quanto ospite. Nanjoyoshi e Kureshige si siederanno dietro di me, uno alla mia destra, l’altro alla mia sinistra.
Ancelle portano le varie pietanze.
L’imperatore mi fa un cenno, così come vuole l’etichetta, per darmi il permesso di parlare.
"E’ un onore esser ospitato qui, Imperatore-dono." dico, come da formula.
I miei capelli neri, legati solitamente in una lunga coda, sono raccolti sulla testa come vuole il dettame.
"E’ un onore averla qui, principe Nao." risponde l’imperatore.
I suoi occhi scintillano. Questo vecchio è furbo, lo so bene.
Continuiamo a parlare del più e del meno, altri cibi vengono portati e mangiati, sake riscaldato viene più e più volte versato e Geisha vengono ad intrattenere gli ospiti.
Alla fine si arriva al punto cruciale.
"Sarà una felice unione quella del nostro e del vostro clan." dice l’imperatore.
"Sì, davvero una felice unione, imperatore-dono." dico. "Ma dove è la mia futura sposa?" chiedo.
"Impaziente di vedere la mia bellissima figlia,principe Nao?" domanda con un sorriso l’imperatore.
Io annuisco. Non sai quanto, penso.
"Teruka." chiama l’imperatore.
Teruka si alza, la testa abbassata davanti al padre.
"Vieni qui." ordina suo padre.
"Sì, signor padre." risponde Teruka. Poi alza la testa e mi vede.
I suoi occhi scintillano fieri. 
Una fierezza che mi conquista.

** Kammon = Stemma familiare. In passato lo avevano solo le famiglie nobili ed i clan di samurai. 

Il kammon è principalmente usato come sigla, stampa sui vestiti, e segno di riconoscimento. 

**Minobu-san Kuonji = è un tempio che esiste davvero e uno dei suoi sakura ha 400 anni ed è uno dei più antichi.

Petali di Ciliegio

Una ragazza sta piangendo. Il suo volto bianco è rigato da lacrime chiare, scintillanti.
Il suo kimono rosso spicca tra i petali rosa e bianchi che la circondano.
La osservo affascinato.
Il ramo su cui sono appoggiato cede.
"Ahhhh!" urlo.
Con un tonfo sonoro finisco per terra.
Lei grida spaventata.
"Scusa, scusa, non volevo. Non gridare!" dico.
Se grida mi troveranno e per me non finirà bene.
Lei si calma immediatamente, eppure il suo sguardo è fisso su di me.
Non ha perso la calma ed è pure cauta nei miei riguardi.
E’ davvero interessante. Nei suoi occhi scuri si vede il sospetto.
Mi tiro su, sperando che il kimono non si sia sporcato altrimenti loro mi faranno una bella ramanzina.
"Scusami per averti spaventata." dico fissandola.
Lei ricambia il mio sguardo con fierezza, non sembra imbarazzata né tanto meno spaventata da me.
E’ coraggiosa e la cosa mi sorprende. 
Solitamente le donne sono delicate come fiori di primavera e non forti come alberi d’autunno. 
"La vostra fierezza è come quella di un albero in pieno autunno, signora." dico.
Le parole mi escono dalla bocca senza accorgermene. Arrossisco un po’; anche le sue guance si tingono di un lieve rossore delicato.
Quel rossore la rende ancor più bella.
"La ringrazio, ma chi è lei?" chiede senza il minimo cenno di timore.
La testa alzata in segno di fierezza nonostante si trovi davanti ad un uomo.
"Un nobile." rispondo evitando la domanda. "E lei?" le chiedo.
"Sono la seconda principessa, Teruka Monochiwaki Aizan della dinastia Meo-won."
Sussulto. E’ lei.
Il cuore nel petto mi si fa meno pesante. Un sorriso allegro mi si disegna sul volto.
"Mi scusi se l’ho spaventata ed insultata con le mie parole ed i miei gesti poco formali, ma non ero a conoscenza del suo rango, principessa." dico.
Lei annuisce, come a graziarmi.
"Ora me ne andrò. Arrivederci, principessa Teruka." dico.
Lei mi sorride leggermente con le labbra dipinte di rosso.
Probabilmente pensa che non ci incontreremo mai più.
"Sì, mio signore." risponde.
Cosa?
Rimango lì scioccato a fissarla, lei mi sorride ed inizia ad andarsene.
I suoi geta producono rumori leggeri sul giardino coperto di petali.
Ha forse indovinato chi sono?

Petali di Ciliegio

Le concubine di mio padre sono come gli usignoli.
Belle, certo, dai grandi talenti canori, sì, eppure sembrano senza cervello.
Sembrano incapaci di far pensieri profondi e nessuna, neanche le mie sorelle, aspira alla libertà.
Sono forse io sbagliata?
Forse sono nata in un’epoca sbagliata. Qui sono uomini a tenere il potere, la libertà, la decisione.
Loro possono far quasi tutto, mentre noi donne, io, dobbiamo stare ferme in dei giardini, osservando i fiori, imparando a cantare, a cucire, o le buone maniere a seconda dei dettami della nostra classe sociale, per il nostro futuro signore e marito.
E’ così triste vivere in un mondo simile.
Costretta da un obi stretto in vita, da un kimono elegante e ingombrante, da gioielli per capelli pesanti e acconciature opprimenti. 
Stringo il ventaglio fra le mani, regalo del signore mio padre, e osservo i petali cadere.
Le mie matrigne, le mie sorelle e la mia signora madre parlano tutto il tempo d’amore, del loro futuro signore.
Amore, amore.
Mio padre nutre un gran riguardo verso sua moglie e verso le sue concubine, è dunque questo l’amore?
Dalle 100 poesie me l’ero immaginato più profondo, una questione di cuore, di qualcosa di incomprensibile alla mia giovane età.
I petali dei sakura riempiono il giardino, inondandolo di rosa e bianco, tanto da sembrare neve.
Osservo l’orizzonte con interesse, persa nella mia voglia di esplorare.
Vorrei poter andar via da questo giardino, da questa vita. 
Vorrei fuggire.
"Principessa?" 
Mi giro. “Ah, è lei ministro Han.”
"La sua signora madre, l’imperatrice Yeon Harukazaki, vuole che lei la raggiunga nelle sue stanze."
"Grazie, ministro. Andrò subito dalla mia signore madre."
"E’ stato un piacere per me, sua signoria. Che la vita la illumini e le porti gioia."
"Così a lei, ministro Han." rispondo finendo la formula di commiato. 
Il ministro se ne andò ed io sospiro di sollievo.
Cosa vorrà la mia signora madre?
Mi avvio verso le sue stanze e mando a chiamare le ancelle che presto mi accompagnano da mia madre.
"Signora madre, mi voleva vedere?"
"Sì, Teruka. Ho una questione importante di cui informarti. Solitamente sarebbe compito di tuo padre, l’imperatore, ma è impegnato."
"Mi dica, signora madre."
"Ti sposerai con il principe Nao Orikawa."
"Il principe del Clan Mizukiori?" chiedo, sorpresa.
Mia madre annuisce.
Ho capito, sono un’espediente per la pace fra i clan.
Sono merce di scambio.
Annuisco, incapace di far altro.
"Sono felice che tu capisca il tuo ruolo." dice.
Io ingoio l’amaro e sorrido leggermente. “Grazie madre. Ora posso andare?”
"Sì, ti do il congedo." risponde.
Me ne vado il più velocemente e decorosamente possibile.
Ritorno nel giardino interno, inondato di rosa e bianco.
Alla vista di quello spettacolo di petali danzanti nell’aria le lacrime mi rigano il volto.
Piango, intristita.
Non ho potere sul mio destino, costretta ad un matrimonio d’interesse.
Il principe mi toglierà per sempre la libertà, quella libertà che devo ancora assaporare.
Piango per me stessa mentre i petali di sakura mi danzano intorno creando un vortice di rosa e bianco.

Hico